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COMUNALI
Mezzogiorno, 25 aprile 2019 - 10:15

Due lavori sono stati commissionati da FI e da Impegno civile. L’incognita ballottaggio
Tecnè: «È il vantaggio elettorale quasi automa-tico che va al sindaco uscente»

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Ballottaggio sì, ballottaggio no. A circa un mese dalle elezioni amministrative, Bari sfoglia la margherita grazie agli esiti di due sondaggi - commissionati da un partito, Forza Italia e da un’associazione, Impegno Civile, guidata da Mimmo Di Paola – che, neanche a dirlo, arrivano a conclusioni opposte, ma con un dato di fondo comune. E cioè che a giocarsi la partita per governare la città sarebbero il centrosinistra del primo cittadino uscente, Antonio Decaro, sempre in testa, e il centrodestra di Pasquale Di Rella. Alla candidata sindaca del Movimento 5 Stelle, la musicista Elisabetta Pani, spetterebbe, secondo entrambi i sondaggi, il «posto fisso» del terzo arrivato. Gli altri candidati sindaci, Irma Melini e Sabino De Razza porterebbero a casa un risultato flessibile che va dall’1 al 4 per cento. Così, nel sondaggio effettuato per gli Azzurri da Euromedia Research, di Alessandra Ghisleri, su un campione di 800 persone, il sindaco del Pd, Decaro, con il 42,2 per cento (e una forchetta di preferenze che va dal 40 al 44,4 per cento), sarebbe tallonato da Di Rella con il 37,1 per cento (e una forchetta che si attesta tra il 35 e il 39,2 per cento). Ballottaggio, quindi, «certo», per i forzisti. Pani seguirebbe con il 20,7 per cento.

Per Tecnè, invece, che ha intervistato un campione statistico di duemila persone, la forchetta tra Decaro e Di Rella sarebbe molto più ampia. Dal 48 al 52 per cento il primo, dal 27 al 31 per cento il secondo. Ballottaggio, quindi, molto più lontano. Sempre terza, con una fascia di preferenze tra il 14 e il 18 per cento, la candidata pentastellata, i cui voti, però, diventerebbero preziosi in caso di ballottaggio. Decisamente diverso è il dato degli astenuti e degli indecisi. Una platea che arriva al 45 per cento per Tecnè. Solo al 20 per cento per Euromedia. La differenza è sostanziale e salta all’occhio, anche perché recuperare il partito degli astenuti potrebbe essere decisivo per il risultato finale. Ma come? «Con questo studio commissionato a Tecnè e che metto a disposizione dei candidati sindaci – dice Di Paola – cerco di dare risposte su possibili soluzioni a temi sensibili per i cittadini ma rimasti lettera morta».

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In effetti, quello di Tecnè, è un vero e proprio studio sulla situazione della città, cominciato ad ottobre scorso e terminato l’11 aprile. Obiettivo: valutare le politiche pubbliche messe in campo dall’amministrazione Decaro tra il 2014 e il 2019 e le dinamiche del consenso. La fotografia della città fa emergere alcune contraddizioni. Nonostante il 57 per cento degli intervistati esprima un giudizio negativo sull’azione di governo della giunta comunale (dato che si attesta al 51 per cento in riferimento al sindaco), Decaro è comunque in testa. «Può essere l’effetto incumbent – prova a spiegare Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè – che gioca un ruolo determinante specialmente nell’ultimo miglio, da casa al seggio elettorale» e nel caso dei sondaggi, durante l’intervista. Si tratta del vantaggio elettorale quasi automatico che va al sindaco uscente «che – commenta Buttaroni – potrebbe aver penalizzato gli altri schieramenti».

Forza Italia, che presenta il sondaggio di Euromedia schierando i vertici del partito, accusa, invece, il duo «Decaro-Emiliano» di «aver costruito un nominificio finalizzato al voto organizzato». E il coordinatore regionale di FI, Mauro D’Attis stigmatizza il passaggio di Francesco Schittulli a Puglia popolare dell’ex senatore azzurro, Massimo Cassano. «C’è una questione morale in questa campagna elettorale – affonda il coordinatore cittadino, Francesco Paolo Sisto – siamo di fronte al tentativo di imporre una politica di potere». E ai pentastellati, in caso di ballottaggio del centrodestra contro Decaro. «Ci sentiamo un po’ figli delle stelle – dice Sisto - siamo portatori di un messaggio eticamente diverso dal centrosinistra. Non siamo un’accozzaglia elettorale».

Di Paola cerca di riportare la barra al centro delle soluzioni e dei programmi. In cima ai problemi dei baresi, ci sono la disoccupazione e la precarietà del lavoro (indicato dal 58,2 per cento degli intervistati), seguiti da tasse troppo alte, sicurezza e criminalità, stipendi e pensioni inadeguati, trasporti pubblici, ma anche traffico e parcheggio. Gli ultimi tre posti spettano a degrado delle periferie, mobilità e inefficienza della pubblica amministrazione. «I giudizi peggiori - dice Buttaroni - riguardano l’economia. Meglio, invece, su Welfare e Politiche d’Inclusione. L’amministrazione ha prodotto tanto, ma c’è anche molto lavoro da fare, in particolare sul Piano Urbanistico». Che riguarda direttamente il problema del lavoro, secondo Di Paola. «Una città senza il piano urbanistico è priva di visione e di regole certe – dice – e non attrae investimenti».

25 aprile 2019 | 10:15
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